[Fan Fiction] The Princess and the Thief: Capitolo 6 – Shogun Beatrix

Un silenzio quasi irreale dominava l’intera scena.

La folla era in balìa delle più intense emozioni; tutta intenta a seguire l’opera con grande trasporto.

Nobili e popolani, seduti uno accanto all’altro, non osavano fiatare. Soltanto alle scene più commoventi,

si lasciavano sfuggire un commento e dai loro occhi tristi scendeva, silenziosa, una piccola lacrima solitaria.

Quell’atmosfera da favola, sembrava poter coinvolgere anche gli animi meno sensibili.

Tutto questo guazzabuglio di gente piangente e decisamente troppo interessata a quello che accadeva sul palco,

che a ciò che le succedeva intorno; era senz’altro un bel vantaggio per il nostro biondo ladruncolo.

Si aggirava fra i nobili più ricchi, silenzioso e furtivo, arraffando quello che poteva. Guil, soprattutto.

Nessuno pareva accorgersi della sua presenza…o che magicamente gli era sparito il portafogli.

Il piano stava funzionando a meraviglia, ma questo era quello che credeva Gidan.

Accanto al trono della regina, Steiner era preda di una strana ansia. Non faceva altro che andare avanti e

indietro, avanti e indietro…senza sosta; poi, ad un tratto, soffocando in tempo uno dei suoi classici commenti

in latino, si decise a parlare. Con tono carico di rispetto e devozione, espresse le sue paure alla regina Brahne.

– Sua maestà, ho motivo di credere che quei ladri colpiranno ancora! –

Purtroppo, era già la quinta volta che ripeteva quella frase e la regina cominciava a mostrare evidenti segni

di nervosismo. Per colpa di quell’uomo di latta paranoico, che le ronzava intorno come una fastidiosa mosca,

non era ancora riuscita a godersi lo spettacolo come avrebbe voluto. “Se prova a ripeterlo di nuovo…”

– Steiner, rilassati! Beatrix ha tutto sotto controllo. –

Esclamò irritata, tornando a concentrarsi sullo spettacolo; quel nome, ridestò Garnet dai suoi pensieri.

Preoccupata, si voltò di scatto verso la madre; per fortuna, il suo buon senso le impedì di lasciarsi sfuggire

qualche parola sospetta. “Se -lui- incontrasse Beatrix, non avrebbe scampo.”

Nel frattempo, nel borgo del castello, la bella e letale shogun stava organizzando le sue truppe.

I suoi passi, lenti e precisi, rimbombavano in quel silenzio tombale. Il suo atteggiamento freddo e distaccato,

era accentuato dalla grossa benda che portava sull’occhio destro; completamente cieco.

Era evidente quanto quella brutta ferita di guerra stonasse su quel viso perfetto, ma Beatrix era fiera

di portare quella cicatrice; la faceva sentire più forte di quanto in realtà non fosse…

Le soldatesse erano immobili di fronte a lei, pronte ad obbedire ad ogni suo comando.

Le più coraggiose mantenevano imperterrite la loro posizione; la maggioranza, invece, cercava di nascondersi

dietro le compagne, piuttosto intimorita dalla presenza di quella donna tanto affascinante quanto pericolosa.

Con voce molto autoritaria, sguardo fiero e deciso, la shogun Beatrix dispensò gli ultimi ordini.

– Voi resterete al castello; fermate chiunque abbia un comportamento sospetto. Voi altre, venite con me. –

Senza aspettarsi alcun tipo di risposta, cominciò ad avviarsi.

“Se quei ladri vorranno tentare di nuovo il colpo, questa volta dovranno vedersela con me!”

Un piccolo, malefico sorriso, fece la sua fugace comparsa sulle labbra della donna.

Intanto, Gidan si era, ingenuamente, concesso una piccola pausa. In cima ad un tetto rotto e traballante,

insieme ad uno sparuto gruppo di gente che non era riuscita a procurarsi in tempo un biglietto e che si era

accontentata di qualche posto gratis in ultima fila, guardava, tutto contento, l’esibizione dei suoi compagni.

“Il Boss è un genio! Lo spettacolo è ormai finito e nessuno si è accorto di nulla! Ce l’abbiamo fatta!”

Era proprio soddisfatto; convinto che niente potesse ancora andare storto.

– Spostati, cretino! Non vedo niente! –

“Cretino a chi?!” Già pronto ad azzuffarsi, il ladro spostò la sua attenzione al proprietario di quella voce;

così stridula ed antipatica, che avrebbe reso nervosa perfino la persona più buona e paziente del mondo.

Rimase shockato nel constatare che era stato soltanto un bambino a parlare…un bambino molto particolare.

Soffocando la rabbia, decise che era necessario inculcare in quella testa calda un minimo di educazione. (…)

Con tono gentile e premuroso, cercò di far comprendere al bambino i suoi errori.

– Ascolta piccolo, non si dicono certe parole! –

Contrariamente a ciò che aveva creduto Gidan, il bambinetto parve innervosirsi molto di più.

– Io sono il principe Puck! E parlo come cavolo mi pare! –

Gidan era senza parole; mai aveva incontrato qualcuno tanto antipatico e maleducato.

– Senti un po’ tu! Ti pare il modo di parlare a chi è più grande di te?! –

– Me ne frego! Non venirmi a fare la predica, ladruncolo da strapazzo! –

Ora ne aveva proprio abbastanza, ci sarebbe andato giù pesante; al diavolo se era soltanto un bambino. (!!)

Ma si bloccò…gli sguardi della gente erano tutti puntati su di lui. Stavano bisbigliando qualcosa.

– Sarà davvero un ladro? –

– Meglio non fidarsi! –

La voce si stava diffondendo in fretta e Gidan cominciò ad agitarsi. “Accidenti! Come fa a sapere che…?”

Blank era al settimo cielo, tutto era filato liscio e quella tortura che si era trovato costretto a subire stava,

fortunatamente, per finire. Si preparò a dire le sue ultime battute; Carmen, di fronte a lui, bella come non mai,

aveva già sulle labbra la controbattuta. Concentrandosi al meglio, iniziò a recitare…

Ma dalla sua bocca non uscì un fiato; degli strani movimenti in fondo alla platea avevano attirato la sua

attenzione. Socchiuse gli occhi per focalizzare meglio e… “Gidan?! Ma che sta combinando?”

Carmen cominciò a preoccuparsi, non era affatto il momento adatto per dimenticarsi una battuta.

*Blank!* Sussurrò la ragazza, cercando di farlo rinsavire; non riusciva a capire cosa gli fosse preso.

La gente cominciava a protestare; Blank sapeva che doveva continuare con lo spettacolo,

ma doveva aiutare il suo amico. “Se continua così, attirerà l’attenzione dei soldati! Devo inventarmi qualcosa!”

In quel momento, il suo sguardo si spostò automaticamente verso una Carmen in preda al panico… “Idea!”

Il povero Gidan, era ancora nel bel mezzo della discussione con Puck. “Non demorde, maledizione!”

– Senti moccioso, non capisci che se fai così le guardie… –

Ma le sue parole furono bruscamente interrotte da un irrefrenabile e rumorosissimo coro di – Ooh!! –

Voltandosi verso il palcoscenico, fu testimone di una scena sconvolgente anche per un tipo come lui:

Blank e Carmen si stavano…baciando. (?!)

– Miseria nera! Blank, sei un genio! Sappi che ti ammiro! –

Lanciando un ultimo sguardo ai due piccioncini, tagliò la corda; abbandonando Puck ai suoi insulti.

Ormai al sicuro e con la refurtiva, arrampicato su una piccola torre, Gidan, finalmente, riuscì a rilassarsi.

– Quassù, non mi troveranno mai! Quei soldati sono troppo stupidi. –

In quel preciso momento, una sottile lama gelida e perfettamente affilata si posò delicatamente sulla sua spalla,

brillando sotto la luce della luna d’argento.

– Ma guarda chi si vede! Il comandante Steiner mi ha parlato molto di te. –

Lo sfortunato ladruncolo iniziò a sudare freddo; paralizzato dalla paura. “Beatrix! Ok…sono morto.”


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