Tomb Raider Legacy of Atlantis: l’Egitto viene reinventato tra piramidi, tombe ed enigmi

Egitto in Tomb Raider Legacy of Atlantis
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L’Egitto in Tomb Raider Legacy of Atlantis rappresenta una delle ambientazioni più iconiche dell’avventura di Lara Croft e torna con piramidi, sfinge, tombe e ampi spazi desertici, reinterpretati per inserirsi nella storia raccontata dal gioco. Il team vuole mantenere quella riconoscibilità che ha accompagnato Tomb Raider fin dagli anni ’90, introducendo al tempo stesso nuove scelte creative, enigmi, trappole e dettagli capaci di rendere l’esplorazione un vero viaggio archeologico.

L’Egitto, il luogo simbolo di Tomb Raider

Quando si pensa a Tomb Raider, l’Egitto è probabilmente una delle prime ambientazioni che vengono in mente. Il team lo considera infatti una location simbolica per la serie: piramidi, sole, sabbia e i grandi monumenti dell’antico mondo sono elementi profondamente legati alla storia e alla passione di Lara.

In Tomb Raider Legacy of Atlantis torneremo quindi a vedere le piramidi e la sfinge, insieme ad altri elementi iconici, nuovamente realizzati con grande attenzione visiva. L’Egitto sarà immediatamente riconoscibile e comprenderà diverse location che i giocatori potranno ricordare dal gioco originale.

Gli sviluppatori hanno però compiuto alcune scelte creative per fare in modo che questa reinterpretazione fosse rispettosa dell’ambientazione e, allo stesso tempo, funzionale alla storia che stanno raccontando.

Tra nostalgia e una nuova esperienza

Uno degli obiettivi è suscitare nei giocatori una sorta di déjà vu visivo. Il team vuole che chi conosce Tomb Raider possa riconoscere i colori e le atmosfere già associate a luoghi come il Perù, l’Egitto e la Grecia.

Tra i ricordi legati all’Egitto originale emergono in particolare la tavolozza cromatica, con i colori sabbiosi e l’acqua verde, ma anche un elemento sonoro molto più inquietante: i versi delle mummie.

Per alcuni degli sviluppatori, proprio questi suoni erano legati a ricordi d’infanzia caratterizzati dalla paura. L’esperienza che vogliono ricreare è quella di trovarsi soli, concentrati su ciò che accade intorno a noi, senza distrazioni: soltanto noi, Lara e la grotta.

Allo stesso tempo, l’obiettivo non riguarda esclusivamente i fan storici. Chi si avvicinerà per la prima volta ai giochi di Tomb Raider dovrebbe poter semplicemente godersi l’aspetto visivo e la qualità dell’ambientazione, immergendosi nella storia. L’intenzione è farci sentire come se fossimo gli unici esseri umani presenti, percependo il vuoto del deserto e l’immensità degli spazi.

Alla scoperta di Khamoon

La ricerca dell’ambientazione egiziana ha portato il team anche a scoprire elementi meno conosciuti. Gli sviluppatori erano già interessati alla mitologia e alle divinità egizie, ma il lavoro di ricerca ha permesso loro di approfondire molti aspetti che poi hanno potuto utilizzare nel gioco.

Il confronto con la Grecia ha fatto emergere una differenza interessante. Mentre Mida è una figura che può essere facilmente rintracciata attraverso fonti come Wikipedia, il nome Khamoon ha richiesto una ricerca molto più approfondita.

Egitto in Tomb Raider Legacy of Atlantis

Gli sviluppatori hanno consultato migliaia di libri e fonti di ricerca, oltre a interviste con persone che avevano lavorato alla creazione di Tomb Raider nel 1996. Da questa ricerca è emerso che Khamoon era un personaggio completamente fittizio.

Partendo da questa scoperta, il team ha voluto costruire per i giocatori la sensazione di trovarsi nella città di Khamoon e di poterla attraversare seguendo gli enigmi. Proseguendo nell’esplorazione, si arriva sempre più in profondità nella città, fino alle tombe e, dopo queste, alla ricompensa.

Un viaggio archeologico nelle tombe

L’idea alla base dell’Egitto è quella di ricreare la sensazione di un vero viaggio archeologico. All’inizio dobbiamo semplicemente addentrarci nelle tombe sprofondate nel deserto.

Una volta dentro, possiamo trovare i resti lasciati dai saccheggiatori, un dettaglio che ci fa capire di non essere i primi ad aver raggiunto quel luogo.

TR LOA

Per Lara, però, questa scoperta non rappresenta necessariamente una delusione. Al contrario, è parte della sua ricerca.

Questo elemento viene indicato come una sorta di messaggio alla base della concezione dell’Egitto nel gioco: l’esplorazione deve trasmettere la sensazione di seguire le tracce di chi è arrivato prima di noi, entrando progressivamente sempre più a fondo nell’ambiente.

Colori, pietre e geroglifici

Dal punto di vista culturale, l’Egitto offre al team una quantità enorme di elementi da utilizzare. Gli sviluppatori sottolineano in particolare l’uso di molti colori e di differenti tipi di pietra, oltre alla presenza dei geroglifici, considerati una delle prime forme di scrittura al mondo.

Per questo motivo, le tombe saranno ricche di iscrizioni e di diversi elementi culturali legati a quell’epoca.

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Il team ha dedicato tempo allo studio del significato dei geroglifici. Nel gioco sono presenti elementi narrativi legati a una divinità fittizia, mentre nella realtà esistevano re e regine ai quali erano dedicati templi specifici.

Proprio per questo è stato necessario studiare i geroglifici e assicurarsi che potessero essere letti correttamente e utilizzati per lo scopo previsto.

Geroglifici che prendono vita con la luce

I geroglifici non saranno semplicemente decorazioni sulle pareti. Grazie a Nanite, il sistema di geometria virtualizzata di Unreal Engine, il team ha potuto scolpirli direttamente nella geometria degli ambienti. Questo permette di ottenere un livello di dettaglio particolarmente elevato quando la luce colpisce una stanza.

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La luce può rimbalzare nello spazio e creare riflessi attraverso le fessure e all’interno dei geroglifici scolpiti nelle pareti. Il risultato viene descritto dagli sviluppatori come qualcosa di estremamente bello, capace di valorizzare ulteriormente gli ambienti egizi.

La monumentalità dell’Egitto

L’Egitto sarà soprattutto monumentale. È proprio attraverso le dimensioni delle location e la vastità degli ambienti che il team vuole farci percepire maggiormente il senso di isolamento.

Quinto diario degli sviluppatori di Tomb Raider Legacy of Atlantis

Gli spazi saranno enormi, così come le strutture che li compongono. La scelta deriva anche dal modo in cui gli antichi Egizi costruivano le loro opere: basta guardare le piramidi per rendersi conto della loro imponenza.

Questa monumentalità influenza anche la progettazione degli enigmi. Quando una struttura, come un tempio, viene costruita per essere mostrata, gli enigmi possono basarsi maggiormente su questa caratteristica invece di limitarsi a semplici elementi funzionali.

La prova di Osiride: storia, trappole ed enigmi

Tra gli elementi di cui il team si dice più orgoglioso c’è la prova di Osiride, che combina enigmi e trappole. Al centro troviamo una torre con una statua di Osiride, rappresentato proprio come nella mitologia, diviso in diverse parti.

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Attraverso il meccanismo della trappola possiamo vedere Osiride mentre viene separato nei suoi vari pezzi. In questo modo storia, trappola ed enigma vengono riuniti all’interno di un unico elemento coerente, concepito come una vera e propria opera d’arte.

Esplorare per scoprire luoghi inattesi

L’esplorazione rimane un elemento fondamentale dell’Egitto. Lara ci porterà in luoghi sorprendenti, dove potremo arrampicarci e trovare elementi che non avremmo mai pensato potessero trovarsi lì.

Per questo il team ci invita a esplorare liberamente e a divertirci, tornando anche in luoghi già visitati. Alcune aree potrebbero infatti essere cambiate e offrire qualcosa di nuovo quando le raggiungeremo nuovamente.

È un invito a osservare con attenzione l’ambiente e a non considerare un luogo come definitivamente esplorato dopo una sola visita.

L’Egitto di Tomb Raider Legacy of Atlantis vuole quindi combinare il riconoscimento immediato degli elementi che hanno reso celebre questa ambientazione con una nuova interpretazione degli spazi, della storia e degli enigmi. Tra piramidi, tombe, geroglifici, trappole e luoghi ancora da scoprire, saremo chiamati a capire cosa possiamo trovare nelle tombe dell’Egitto.

Vi ricordo che Tomb Raider: Legacy of Atlantis sarà disponibile dal 12 febbraio 2027 su PlayStation 5, Xbox Series X|S, Steam e Nintendo Switch 2.

Per chi volesse recuperare i precedenti approfondimenti dedicati allo sviluppo del gioco prima del decimo diario degli sviluppatori di Tomb Raider Legacy of Atlantis, sono già disponibili anche gli altri episodi della serie:


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Pubblicato da Mark

Mi chiamo Marco e, nonostante giochi a Final Fantasy sin da quando ero bambino, non sono riuscito a ideare un nickname più fantasioso di Mark. La mia passione per le serie di Final Fantasy e Tomb Raider mi ha portato a creare Allgamestaff, un sito web nel quale ho pubblicato numerose guide strategiche nella speranza di aiutare altri fan come me a superare un ostacolo e ad esplorare ogni anfratto. Amo la scrittura e i videogiochi: il mio sito è il luogo nel quale questi due interessi si incontrano. Contattami per ulteriori info.

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